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lunedì 2 gennaio 2012

SANTA MONICA UN 2012 IN BRAGHE DI TELA

SEGRATE, PIOLTELLO E L'EST MILANO UN 2012 IN COMUNE, AULE GIUDIZIARIE E RICHIESTE DI RISARCIMENTI MILIONARI



Il 2012 sarà un anno interessante. Non è detto che sia buono, ma interessante lo sarà di sicuro. Dovremo seguire con attenzione l’andamento della crisi in atto per capire meglio che futuro ci aspetta. E dovremo anche imparare a leggere le vicende finanziarie e urbanistiche, a livello nazionale e locale.

Il 2012 sarà anche anno di battaglie legali che ci faranno capire qualcosa di più sull’uso che vien fatto del territorio e come questo uso sia collegato alla crisi e all’impoverimento delle famiglie. 



C’è qualcosa che riguarda da vicino anche il nostro territorio, Segrate e Pioltello. È in pieno svolgimento il conflitto legale tra il gruppo Siano (Santa Monica, Parco delle Cascine e altro) e la Cassa di Risparmio di Ferrara. La nuova gestione della banca, subentrata alla precedente, che aveva portato al commissariamento ed è oggi indagata proprio per i finanziamenti senza misura dati ai Siano, ha intrapreso una serie di azioni legali a tutela dell’istituto, dei suoi azionisti e dei risparmiatori. Pare ci siano ancora da recuperare 110 milioni, dei 160 erogati. Per questo la banca ha richiesto il sequestro conservativo di 42,5 milioni delle società Si Spa e Si Sa, che erano stati dati in garanzia di una parte dei crediti.  

La nuova Ferrara, che segue con attenzione l’intera vicenda ci informa che “Sulla vicenda però s'intrecciano diverse sentenze di giudici milanesi, in maggioranza favorevoli alle azioni Carife. Il maxi-finanziamento Santa Monica era infatti garantito anche da beni di Commerfin, altra società del gruppo Siano che controlla Oderfin, a sua volta co-proprietaria con Ic Sa del fondo Aster. E l'ordinanza "gemella" a quella Ic, scritta senza avvalersi di una consulenza tecnica, ha dato ragione a Carife. Alla scadenza del maxi-credito, che la banca voleva garantire appunto con il sequestro dei beni Siano, Carife ha poi chiesto e ottenuto dal tribunale di Milano la conferma del sequestro conservativo dei beni Commerfin, e un nuovo sequestro anche per quelli di Ic. La situazione attuale è che la Cassa di Risparmio ha in pegno tutte le quote del fondo Aster e ha posto sotto sequestro beni del gruppo Siano, a fronte ora di crediti non restituiti. I costruttori lombardi hanno presentato ricorso contro i provvedimenti e quindi il 2012 sarà un altro anno di battaglie legali. Solo al termine, in caso di vittoria, la banca potrà tirare un sospiro di sollievo e chiedere al tribunale di mettere in vendita i beni Siano e le quote Aster per rientrare almeno in parte dell'esposizione.”

Per fortuna (dei Siano) che c’è ancora qualcuno che dà loro credito. Per il gruppo, che oltre a Santa Monica lascia sul campo l’area di via Adda (quella dei nomadi trasferiti a Pioltello) , l’ex Galbani di Melzo (anche lì si cerca cavaliere bianco disposto a prendersi un sacco di volumetrie virtuali) e chissà cos’altro, il 2011 ha portato in dono 175.000 metricubi a Pioltello che, per effetto del piano casa sono forse già lievitati di un buon 20%. Mica male per un gruppo che ha praticamente fatto fallire una banca! Il progetto stavolta è però davvero innovativo perché fonde il peggio dell’esperienza Segratese (Santa Monica) e dell’esperienza sestese (ex Falck): di Segrate il modello urbanistico e di Sesto il modello di Business, come a dire il teatro e gli attori. Davvero indecente. Anche di questa avventura speculativa è possibile che, più che le riviste di architettura, se ne debbano occupare le procure.

lunedì 19 dicembre 2011

SANTA MONICA UN VERO AFFARE AREE ACQUISTATE A PREZZI GONFIATI


Inchiesta Vegagest, le conclusioni del pm:
l’ex vertice Carife finanziava operazioni immobiliari a prezzi non giustificati

C’è un’osservazione del pm, nell’atto di fine indagine sul caso Vegagest, che - oggi - in tempi di stretta creditizia lascerebbe senza parole artigiani e industriali che annaspano alla ricerca di ossigeno finanziario.
Vegagest Sgr, società di gestione del risparmio costituita nel 2006 e partecipata da Carife, che deteneva la quota più alta del pacchetto di maggioranza (30.52%), aveva creato attraverso la controllata Vegagest immobiliare due fondi legati a due imponenti progetti immobiliari: Santa Monica, a Segrate, e MiLuce, a Milano.
 I fondi erano rispettivamente Aster, per Santa Monica, e Calatrava per MiLuce. Proprio sul sostegno offerto da Carife all’operazione Santa Monica si sofferma il pm milanese Gaetano Ruta, che ne evidenzia il «profilo critico».
A fronte di richieste che prospettavano un’esposizione massima da parte dell’istituto ferrarese pari a 163 milioni, i soggetti interessati ad ottenere il credito avevano infuso risorse esigue, con un rapporto di 1 a 14.
Il progetto era finanziato quasi completamente con fondi Carife - ribadisce l’accusa - la quale aveva costituito il fondo Aster, aveva fornito ai fratelli Siano, ai fratelli Magnoni e al gruppo Bordigoni le risorse necessarie per acquisire le loro stesse quote in Aster oltre al denaro (97.5 milioni più 19.5 di iva) per comprare l’area ex Cascina Boffalora.
 Quest’ultima era stata acquistata quattro anni prima dal gruppo Commerfin (che possedeva quote anche in Aster, dove affiancava Carife) a 12 milioni ma fu rivenduta ad Aster per 117. Una rivalutazione sorprendente che non avrebbe potuto essere effettuata per legge, tenendo conto dei vincoli normativi e dell’imponenza del progetto, è la convinzione del pm. Gennaro Murolo - l’ex direttore Carife indagato per truffa assieme all’ex presidente Carife Alfredo Santini, all’ex vicedirettore Carife Giorgio Tomasi, ai fratelli Siano, ai fratelli Magnoni, al responsabile del gruppo Bordigoni e ad altri due esponenti di Commerfin (gruppo Siano) - era l’uomo “ponte” che collegava Carife con Vegagest Sgr, di cui era vicepresidente.
Un incarico che avrebbe dovuto gestire nell’interesse di Carife, ma che - secondo l’accusa - fu amministrato in danno di essa.
In pratica Carife aveva immesso partecipazioni proprie in Aster ma anche credito, sostenendo - hanno calcolato gli inquirenti - l’89% delle fonti di finanziamento del progetto immobiliare, senza che fossero state evidenziate azioni che garantissero una concreta copertura del rischio bancario.
Quando il progetto si arenò, per la banca la situazione si fece critica e Murolo uscì dall’istituto. Nel 2010 sono stati contabilizzati incagli per alcune decine di milioni in Aster e Calatrava, fondo quest’ultimo creato per lanciare il progetto MiLuce. La storia è simile a quella di Aster: i fratelli Siano erano quotisti di Calatrava ma anche venditori dell’area che avrebbe dovuto ospitare il nuovo insediamento immobiliare.
 L’avevano acquistata, osserva il pm, a 14 milioni nel 2004 e rivenduta 2 anni dopo a Calatrava per 48, una rivalutazione - ribadisce l’accusa - ingiustificata.
A tal punto che, si precisa nell’atto di fine indagine, dalla società venditrice quella stessa area era iscritta a bilancio per un valore non superiore ai 20 milioni.
C’è da ricordare che dopo la metà del decennio scorso il mercato immobiliare iniziò la sua brusca discesa. Un fattore che mise in difficoltà il mondo del credito e le imprese di costruzione.
Resta da capire quanto i vertici di Carife fossero consapevoli del rischio finanziario di quelle operazioni. Sia Murolo che Santini hanno spiegato che quei finanziamenti furono avallati da loro e dal cda della banca nella convinzione che si trattasse di operazioni corrette, comunque eseguite nell’interesse dell’azienda di credito.
 Per la fine dell’inchiesta ora manca l’ultimo passo: l’acquisizione delle testimonianze offerte volontariamente dagli indagati. Santini intende esporre al magistrato la sua posizione. A gennaio il pm deciderà se richiedere, e per chi, il rinvio a giudizio.

domenica 18 dicembre 2011

SEGRATE- MILANO- PIOLTELLO- SANTA MONICA, SANTA GIULIA, PARCO DELLE CASCINE


IL FILO ROSSO DEL MALAFFARE CONTRO L’INTERESSE PUBBLICO
Il filo rosso del malaffare urbanistico è ormai chiaro. Le inchieste della magistratura milanese e di Monza rappresentano le emergenze giudiziarie di un sistema.
 I collegamenti tra queste emergenze, che oggi appaiono come oscurati a chi osserva solo con lo sguardo giudiziario, sono considerazioni logiche, di una logica stringente, prima ancora che politiche.
Bisogna solo far mente locali ai nomi che ricorrono nelle inchieste e qualche elementare ragionamento su scelte urbanistiche del tutto illogiche, di cui sarebbe fatica vana cercare di individuare l’interesse pubblico.
Qualche piccolo salto logico, in politica, bisogna pur farlo, altrimenti non resta che affidarsi ai processi di terzo grado.
Questo mi spinse nel febbraio 2009 a denunciare alla magistratura quanto era si poteva intuire nell’affare Santa Monica: l’assurdità di un fondo immobiliare “famigliare”, l’incredibile valorizzazione delle quote, triplicate nel giro di un anno, il coinvolgimento di una finanziaria che contemporaneamente giocava con Grossi la partita della Sadi, la società delle bonifiche, un investimento societario che, guarda caso, era esattamente pari ai fondi neri risultanti dalle sovrafatturazioni di Santa Giulia, ecc.
Oggi sappiamo che la banca che finanziò l’operazione, la Cassa di Risparmio di Ferrara (ci si potrebbe domandare che c’entra Ferrara…), è stata commissariata, ha messo a rischio il risparmi dei clienti, è quasi fallita.
Sappiamo anche che gli alti funzionari che favorirono l’operazione sono tutti indagati, anche se proclamano di aver fatto tutto nell’interesse della banca (se fosse vero ci sarebbe una ragione in più per stargli alla larga, visto come è andata a finire).
Stiamo assistendo quasi increduli all’emergere di una vera e propria associazione a delinquere facente capo al San Raffaele, di cui pure si debbono riconoscere i meriti scientifici.
Abbiamo letto delle intercettazioni riguardanti il direttore lavori, titolare di una importante società di ingegneria, che promette a don Verzé di provocare un incendio al quadro elettrico di un impianto sportivo, il cui titolare si rifiuta di cedere i terreni.
 Per la cronaca don Verzé gli raccomanda di stare attento ai bambini dell’asilo e soprattutto ai cavalli, che appartengono all’ospedale.
 Questo signore, l’ingegner Roma, è anche il titolare della progettazione e direzione lavori di Santa Monica, mallevato dai Siano per quanto riguarda la mancata impermeabilizzazione degli edifici costruiti in piena falda.
Da costoro l’ingegner Roma, questo il suo nome, titolare della Polis Enginnering, avanza milioni di euro, mica bruscolini, che non sarà facile farsi pagare, visto il fallimento dell’operazione. Ciò non ostante l’ingegner Roma e i Siano rescindono consensualmente il contratto.
in questo ginepraio (nemmeno troppo difficile da districare) si inserisce di buon grado l’amministrazione di Pioltello. I Siano hanno bisogno di soldi freschi per pagare i debiti con la Cassa di Risparmio di Ferrara (è probabile che non siano gli unici): per questo vengono buoni i terreni nel parco delle cascine. il piano regolatore vigente però non basta, ci vuole dell’altro.
Ci vuole una variante. Parlano di farci lo stadio dell’Inter (hanno chiesto a Moratti?), poi assicurano che ci faranno l’Università (hanno chiesto al Rettore?). Va beh, il tempo stringe, mettiamoci le case e non parliamone più! Che importa se c’è la bolla immobiliare e le nuove urbanizzazioni stanno deprimendo l’economia.
Nel frattempo ha preso avvio la realizzazione del progetto nella vecchia Esselunga. Accuratamente smontato il progetto della precedente amministrazione si parte daccapo. Chi progetta e realizza? Ovviamente l’ingegner Roma e la Polis engineering. Può essere un caso?
In relazione all’inchiesta Penati i magistrato parlano ormai di una vera e propria associazione a delinquere. Caso Falck e parco delle cascine:  i mediatori sono gli stessi. Ma questa è un’altra storia. O meglio un altro capitolo della stessa storia.
Mario

martedì 13 dicembre 2011

PIOLTELLO, IL NERO FUMO DELLA SISAS? INDAGA LA COMMISSIONE EUROPEA










SISAS ALTRO CHE BONIFICA
UN AFFARE PER POCHI E INQUINAMENTO PER TUTTI











RIFIUTI ILLEGALI MADE IN ITALY /  Andalusia, Spagna: attivisti Greenpeace in azione



Attivisti Greenpeace in azione.
 
 

  Con questa azione pacifica Greenpeace vuole denunciare la spedizione 
sospetta di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici dall'Italia alla discarica 
spagnola di Nerva, rifiuti provenienti dalle operazioni di bonifica della
ex Sisas di Pioltello-Rodano. Per questi lavori di bonifica in Italia è già in
corso un'inchiesta per una presunta tangente pagata al Commissario delegato
Luigi Pelaggi dall'amministratore delegato della Daneco Impianti, azienda 
incaricata dei lavori di bonifica all'epoca dei fatti. Allo stato attuale parrebbero 
esserci indizi convergenti sul fatto che la spedizione dei rifiuti in Spagna sia
avvenuta in violazione delle norme europee.

"La bonifica della ex Sisas è un esempio lampante dell'inadeguatezza
della gestione emergenziale dei rifiuti. Dopo mesi di continue richieste 
alle diverse autorità coinvolte, rimangono ancora troppi gli interrogativi 
aperti. Chiediamo alle autorità competenti di far finalmente luce sulla
vicenda e a chi ha sbagliato di assumersi le proprie responsabilità e
porvi rimedio. Per quanto è possibile ricostruire dalle informazioni 
rese note fin'ora, temiamo che non si sia fatto altro che spostare
il problema - e l'inquinamento - dall'Italia alla Spagna". dichiara 
Federica Ferrario, responsabile della Campagna per Greenpeace
Italia.
Nel corso di quest'anno sono stati spediti a Nerva quasi 25 mila tonnellate 
di rifiuti pericolosi provenienti dai lavori di bonifica della ex Sisas. Tali rifiuti
avrebbero dovuto ricevere il trattamento chimico-fisico di inertizzazione
previsto dalla normativa europea. Tuttavia, lo scorso marzo, Greenpeace ha 
documentato come almeno uno dei container spediti ha scaricato i rifiuti 
senza alcun trattamento chimico-fisico di stabilizzazione.

Sia il governo italiano, che quello dell'Andalusia, che la Commissione 
europea sono a conoscenza del caso. Tuttavia, al di là dei rigorosi controlli 
sui tempi di svuotamento delle discariche esistenti presso la ex Sisas, non vi
è stato alcun tentativo di chiarire o escludere violazioni della legislazione 
europea sul trattamento dei rifiuti provenienti da lì.

"Questo caso resta ancora irrisolto, perché nessuna delle autorità coinvolte 
ha voluto verificare seriamente la sequenza di errori e irregolarità legati a 
questo impianto si è invece preferito chiudere gli occhi" dichiara Sara del Rio,
responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Spagna.

La discarica di Nerva, gestita dalla Befesa (gruppo Abengoa), è nota per la 
sua cattiva gestione: nel corso del 2011 si sono verificati diversi incidenti
nel sito, e la scorsa estate l'impianto è stato sottoposto a chiusura temporanea
come misura precauzionale. È anche oggetto di indagini da parte dell'Ente 
spagnolo per la tutela dell'ambiente (Seprona).
Greenpeace chiede al governo italiano, a quello andaluso e alla 
Commissione europea di far luce su questa vergognosa vicenda.


giovedì 1 dicembre 2011

CHE FORMIGONI SI DIMETTA


CREDIBILITÀ REGIONE AZZERATA:
FORMIGONI SI DIMETTA, LA PAROLA TORNI AGLI ELETTORI

L’arresto del vicepresidente Nicoli Cristiani è l’ennesimo caso che si aggiunge all’elenco ormai insopportabilmente lungo di rilievi giudiziari riguardanti il Consiglio e la Regione.
Dai festini a luci rosse alla malasanità, dai rapporti con la ‘ndrangheta al traffico illecito di rifiuti, ce n’è davvero per tutti nel centrodestra lombardo, anche nelle posizioni istituzionali di maggior rilievo.
I filoni di indagine aperti sono molteplici e coinvolgono o in qualche modo riguardano consiglieri, assessori e dirigenti regionali di alto livello. E poi anche amici e parenti stretti.
Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura. Ma da subito occorre rilevare il dato politico: Formigoni, la sua Giunta, la sua maggioranza e la loro azione di governo non hanno più alcuna credibilità, progressivamente minata e a questo punto frantumata da una sequenza di inchieste impressionante.
A breve, per esempio, Regione Lombardia dovrà legiferare sulle cave. Viene da chiedersi, a fronte di quanto sta emergendo, con quale legittimità possa farlo. E il discorso vale ugualmente per tutto il resto, dal piano casa ai provvedimenti nel settore socio-sanitario.
Non è più accettabile alcuna mediazione. Non ci si può accontentare della rinuncia a un ruolo. Perché in discussione ci sono l’onorabilità e l’attendibilità dell’istituzione tutta.
Le ombre sono ormai troppe e troppo dense. Formigoni, peraltro sostenuto da un’alleanza che a livello nazionale non esiste più, ne prenda atto. E la parola torni agli elettori”.

domenica 16 ottobre 2011

SISAS- LA COMMISSIONE PARLAMENTARE SULLE ECOMAFIE "INTERROGA" PELAGGI

La discarica di Pioltello

Bonifica di Pioltello, Luigi Pelaggi
ascoltato in Commissione ecomafie
Il tecnico di fiducia di Stefania Prestigiacomo ha cercato di chiarire due punti fondamentali nell'inchiesta: la classificazione dei rifiuti e i motivi dell'aumento esponenziale delle scorie pericolose
Aveva voglia di parlare e di spiegare tutto Luigi Pelaggi, l’uomo forte del ministero dell’Ambiente, da qualche mese alle prese con una complessa inchiesta della Procura di Milano sulla bonifica di Pioltello. Davanti alla commissione ecomafie, il tecnico di fiducia di Stefania Prestigiacomo si è presentato con due dossier importanti e significativi: l’operazione di recupero ambientale nell’area dell’ex Sisas, alle porte di Milano – le cui presunte irregolarità sono denunciate dallo scorso marzo da Greenpeace – e il Sistri, il sistema di monitoraggio dei rifiuti pericolosi. Due filoni che la commissione presieduta da Gaetano Pecorella ha iniziato ad approfondire da qualche mese, incrociando i lavori parlamentari con le inchieste delle magistratura milanese e napoletana.

Alla fine Luigi Pelaggi si è dovuto accontentare di poco meno di un’ora di tempo, dedicata a cercare di fare chiarezza sull’operazione di bonifica dell’ex Sisas di Pioltello. Un punto dolente nella sua carriera, dopo che la Procura di Milano lo ha accusato di essere il destinatario di un tangente di 700 mila euro, che sarebbe stata pagata, secondo i magistrati, dalla Daneco, la società vincitrice della gara per la bonifica. Nel corso dell’audizione – che si è tenuta a palazzo San Macuto nei giorni scorsi – Pelaggi ha concentrato la sua ricostruzione su due punti, centrali nell’inchiesta: la classificazione dei rifiuti e i motivi dell’aumento esponenziale delle scorie pericolose, parte delle quali sono poi finite nella discarica spagnola di Nerva. Un invaso che – secondo le associazioni Ecologistas en accion e Greenpeace Spagna – avrebbe ricevuto i veleni da Milano senza poi trattarli adeguatamente.

Secondo la procura di Milano la tangente sarebbe servita a coprire una “declassificazione” dei rifiuti pericolosi da parte di Daneco, per poter economizzare sui costi reali di smaltimento. Luigi Pelaggi su questo punto ha cercato di spostare la responsabilità sull’intera struttura commissariale e sulla società che ha vinto la gara: “A fine novembre del 2010 – ha spiegato – la società Daneco ha inviato una lettera alla direzione dei lavori in cui dichiarava che ai sensi dell’attuale normativa spetta a lei stabilire il codice, perché la responsabilità afferisce solo al produttore e quindi a loro”. Una volta ricevuta la comunicazione sull’intenzione di rivedere la tipologia di scorie raccolte durante la bonifica, Pelaggi si sarebbe avvalso della consulenza degli esperti e degli organismi di controllo: “L’ufficio commissariale – ha proseguito – ha chiesto contestualmente un parere all’istituto superiore della sanità, all’Arpa e alla Provincia di Milano, e ai due professori universitari che fanno parte dell’ufficio commissariale, Giovanni Beretta e Gianni Andreattola. Tutti hanno risposto che dal punto di vista squisitamente tecnico il mutamento dei codici dei rifiuti era tecnicamente accettabile”.

La versione del commissario straordinario si scontra con quanto ricostruito dai magistrati milanesi: “In una telefonata intercettata il 15 marzo 2011 tra Filipponi e Zanotti, tesoriere e dirigente contabile della Daneco – si legge nell’ordinanza del tribunale del riesame di Milano – gli interlocutori fanno riferimento all’importo di 700 mila euro e dicono “poi settecento sai dove vanno”, “lo so, lo so”, “c’è andata bene anche stavolta” e “questo commissario è fantastico”. La Procura aveva poi contestato il mancato parere favorevole dell’Arpa sul cambiamento dei codici dei rifiuti, “unico soggetto legittimato ad emettere tale valutazione”.

Nel corso dell’audizione il commissario straordinario si è tenuto lontano dalle accuse arrivate in questi mesi dagli ambientalisti. Neanche un cenno alla discarica di Nerva in Andalusia, dove le scorie arrivate da Pioltello sono state coinvolte in due incendi. Silenzio anche sull’ultimo dossier di Greenpeace, che ha posto molti dubbi sulla destinazione finale delle terre contaminate. Per Luigi Pelaggi i tanti siti che hanno accolto i rifiuti erano regolarmente autorizzati.

SISAS-Rifiuti tossici, è ancora allarme rosso Da Pioltello a Inzago il nerofumo preoccupa.

Rifiuti tossici, è ancora allarme rosso Da Pioltello a Inzago il nerofumo preoccupa

Risale a sette mesi fa l’avvio dei rilievi Arpa sul sito di Inzago. C’è il dubbio che la struttura non sia attrezzata per immagazzinare il terriccio contaminato dal mercurio
Commenti

Bonifica area ex SisasBonifica area ex Sisas
Pioltello, 16 ottobre 2011 - Il mistero delle scorie prodotte dalla bonifica dell’ex-Sisas di Pioltello entra nell’aula consiliare del Pirellone. Il consigliere regionale democratico Fabio Pizzul ha infatti posto un’interrogazione alla Giunta Formigoni, con risposta prevista per il cosiddetto question time di martedì prossimo sulla destinazione dei rifiuti contaminati dal nerofumo. Con attenzione particolare sulla natura del materiale trasportato a Inzago proprio dal polo chimico dismesso: «Gli inzaghesi lamentano ancora la presenza di forti odori nella zona della discarica», fanno sapere infatti dal Pd regionale.
Nel documento Pizzul ricorda che la prima richiesta di spiegazioni sullo smaltimento dei rifiuti dell’area ex Sisas e sulle caratteristiche dei materiali giunti alla discarica di Inzago risale a marzo scorso. Allora la risposta era stata che Arpa stava terminando le attività di controllo ordinario. Fatto allarmante, l’arrivo delle scorie, tanto più che «secondo Greenpeace risulta che alcune delle società che hanno ricevuto le scorie non gestiscono discariche di rifiuti pericolosi - ricorda Pizzul -. Si sarebbe dunque trattato di stoccaggi provvisori e di semplici intermediari. Terre contaminate alla fine sparite, volatilizzate, con un destino finale che rimane tuttora sconosciuto». Nel frattempo sulla vicenda ha avviato un’indagine anche la Procura di Milano, che aveva aperto un fascicolo a marzo dopo la presentazione del primo esposto di Greenpeace.
Le prime indagini hanno portato a ipotizzare il coinvolgimento della società Daneco e del commissario straordinario Luigi Pelaggi. Il Partito democratico, con Fabio Pizzul primo firmatario dell’interrogazione presentata in un documento, chiede alla Giunta di sapere «quali iniziative ha messo in campo la Regione per verificare il corretto smaltimento delle scorie derivanti dalla bonifica dell’area ex Sisas di Pioltello, quale sia la valutazione data da Arpa relativamente alle categorie di rifiuti conferiti alla discarica di Inzago e negli altri siti della regione e quali azioni siano state messe in campo per garantire che nessun materiale pericoloso sia stato stoccato o smaltito irregolarmente sul territorio lombardo». Martedì sarà l’assessore all’Ambiente Marcello Raimondi o il collega Daniele Belotti per il Territorio.
di Daniele Monaco

venerdì 7 ottobre 2011

SISAS TRUFFA AGGRAVATA


Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello
Gli scarti tossici venivano declassati
Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.

Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.

Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.

Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).

La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.

Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.

Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.

di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/23/truffa-aggravata-alla-sisas-di-pioltello-gli-scarti-tossici-diventavano-rifiuti-urbani/159305/

giovedì 6 ottobre 2011

SISAS IL RAPPORTO DI GREENPEACE

BONIFICHE E RIFIUTI PERICOLOSI 

  un'emergenza senza fine? Oggi Greenpeace presenta il rapporto

Le bonifiche

Una pesante eredità del passato

  30 settembre, 2011
Decenni d’industrializzazione selvaggia hanno aperto numerose ferite sul nostro territorio. Oggi vaste aree - suoli, acque interne, mari - non sono accessibili alla cittadinanza perché pesantemente contaminate. La bonifica di questi siti è al tempo stesso un riconoscimento degli errori del passato e un impegno a tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini: le sostanze tossiche dei siti inquinati si disperdono nell’ambiente, con impatti generalizzati sulla popolazione e sul territorio circostante.

In Italia, le aree da bonificare sono moltissime: 57 di esse, le più pericolose, sono state classificate come “Siti d’Interesse Nazionale” (SIN: acronimo perfetto, visto che sin in inglese vuol dire “peccato”). I contaminanti maggiormente presenti all’interno dei SIN sono diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, solventi organo clorurati e policlorobifenili (PCB). Nel totale i SIN coprono il 3% del territorio nazionale: 1.800 chilometri quadrati di aree marine, lagunari e lacustri (il doppio della Laguna di Venezia e del Lago di Garda messi insieme) e 5.500 chilometri quadrati di aree terrestri (più della somma delle province di Milano, Pavia e Lodi). I Comuni inclusi nei SIN sono oltre 300, con circa 9 milioni di abitanti e non c’è regione italiana che non abbia nel suo territorio almeno un sito contaminato.
Ma nel nostro Paese non ci sono solo i SIN: 13.000 siti sono stati identificati come potenzialmente contaminati e 5.000 sono da bonificare. Per queste aree, la bonifica è di competenza regionale.

Gli impatti di queste aree possono essere molto gravi. Una ricercatrice che lavora a un progetto di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità sull’impatto sanitario dei SIN (Progetto Sentieri) ha dichiarato: «Il tasso di mortalità per tutte le cause in 27 SIN per gli uomini e in 24 SIN per le donne è superiore alla media italiana. Mentre il tasso di mortalità causato da tutti i tipi di tumore è superiore alla media regionale in 28 SIN per gli uomini e in 21 SIN per le donne. Nei 44 SIN si sono verificati 10mila decessi per tutte le cause e 4mila per tutti i tumori in eccesso rispetto ai riferimenti regionali. È una prima conferma del fatto che questi 44 SIN realmente rispondevano a un criterio di rischio sanitario esistente».

 
D’altra parte, la possibilità di allungare le mani su grandi aree potenzialmente edificabili (molti siti da bonificare si trovano nell’immediata periferia delle grandi città) e la generale gestione emergenziale degli interventi nel nostro Paese suggeriscono spesso “scorciatoie” - pericolose ma remunerative per chi le segue - riguardo allo smaltimento dei rifiuti provenienti dalle bonifiche. Un esempio è la vicenda della discarica ex-Sisas di Pioltello-Rodano, in Lombardia (un sito SIN) dove Greenpeace ha documentato irregolarità nella gestione dei rifiuti tossici esportati in Spagna: la tentazione di “gettare la spazzatura” nella pattumiera altrui è sempre molto forte, perché economicamente conveniente.
Come procedere con le bonifiche? Greenpeace propone cinque passi per uscire dall’emergenza e trasformare le bonifiche in occasione di ricerca e innovazione, creando occupazione e salvaguardando il territorio, le risorse naturali e la salute umana:
  • Fine della gestione commissariale ed emergenziale delle bonifiche.
  • Abolizione dell’art.2 della Legge n.13/2009 (cioè di ogni ipotesi di “condono tombale”).
  • Elaborazione di un Piano Nazionale per le bonifiche dei SIN, che dovrà prevedere: - nuovi investimenti produttivi e nuove infrastrutture con elevati standard di sostenibilità ambientale per abbattere le emissioni inquinanti e prevenire la generazione di rifiuti; - misure e programmi per l’efficienza e il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili; - attività di ricerca, sistemi di monitoraggio e controllo della qualità ambientale dei siti e degli effetti sulla salute dei cittadini.
  • Certezza sulle risorse finanziarie assegnate al Piano Nazionale bonifiche, sia da parte del Governo, sia dalle imprese interessate.
  • Allargamento alle rappresentanze dei cittadini, ai sindacati e alle associazioni ambientaliste di ogni sorta di tavolo di confronto sul tema bonifiche.
PER APPROFONDIRE

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