venerdì 9 settembre 2011

PIOLTELLO TANGENTI PER LA BONIFIA SISAS

UNA STORIA INFINITA FATTA DI TROPPI ERRORI E ENORMI DUBBI

dal Giornoilgiorno.imartesana

Ex-Sisas, maxi mazzetta per la bonifica truccata

Pioltello, il Tribunale del Riesame conferma la tesi della Procura: dalla Daneco 700mila euro a Pelaggi per ottenere favori sullo smaltimento del nerofumo
Una squadra di tecnici durante un sopralluogo all'ex Sisas
Milano, 9 settembre 2011 - «Poi 700 sai dove vanno». «Lo so lo so». «Eh, c’è andata bene anche stavolta». «Questo commissario è fantastico». A parlare sono due manager, tesoriere e dirigente contabile della Daneco Impianti Srl, appaltatrice delle opere di bonifica della «bomba ecologica», l’area chimica ex Sisas di Pioltello-Rodano, e appaltatrice in vece del re dei rifiuti, quel Giuseppe Grossi che nel frattempo era finito in carcere per le sovraffatturazioni sullo smaltimento rifiuti dell’area Santa Giulia di Milano.
Ma chi è il fantastico commissario straordinario, e che significa 700? La Procura di Milano, e ora anche il Tribunale del Riesame (che ha appena confermato il sequestro di 48mila euro in contanti scoperti in casa dell’amministratore delegato della Daneco Bernardino Filipponi) sono certi che per 700 si intenda una tangente di 700mila euro da versare al commissario delegato di governo alla bonifica Sisas, capo della segreteria tecnica del Ministero all’Ambiente, Luigi Pelaggi. Lui, chiamato a far fronte, in quattro e quattr’otto, al completamento della bonifica dell’area, inquinata da 35 anni, appena prima che scattasse la maximulta dell’Unione Europea da 400 milioni di euro, più altri 200mila per ogni giorno di ulteriore ritardo. Pienamente confermata dal Tribunale del Riesame (giudici Paolo Micara, Cesare Tacconi e Valentina Baroni), è l’ipotesi accusatoria, formulata nel giugno scorso dai sostituti procuratori Paola Pirotta e Paolo Filippini, che in quella operazione intravvedono i reati di corruzione e truffa aggravata allo Stato. Le 280mila tonnellate di rifiuti speciali, nerofumo, rimossi da 10mila camion in meno di un anno, potrebbero essere state trattate frettolosamente, e con enorme risparmio per l’azienda. Ma, soprattutto, illecitamente.
L’operazione, data per esemplare, resta dubbia soprattutto nell’ultima fase. Il nerofumo sarebbe stato trattato, secondo l’ipotesi accusatoria e tecnica, come rifiuto di categoria meno pericolosa, dopo un processo di tritura e miscelazione. Una riclassificazione vietata, che sarebbe stata consentita proprio dal commissario governativo, con una serie di provvedimenti amministrativi finalizzati «ad agevolare l’impresa nello smaltimento dei rifiuti». E consentendo all’azienda «di ottenere contributi pubblici sulla bonifica in misura superiore rispetto ai costi affrontati». E se tutto ha un prezzo, la benevolenza del commissario sarebbe costata alla Daneco 700mila euro, un decimo del valore dell’appalto.   
Coincidenze temporali, poi, non aiutano gli indagati: mentre nella cassaforte di Filipponi (di cui la moglie non conosceva la combinazione), si accumulavano mazzette da 500 euro, come presunta «provvista di denaro a fini corruttivi», in singolare coincidenza il commissario Pelaggi parlava con la propria promotrice finanziaria, «cercando soluzioni finanziarie per investire denaro» (scrivono i giudici del Riesame). «Perché lì in Fineco ci stanno tanti soldi, eh!» dice lei, («con riguardo al conto personale di Pelaggi dal quale effettuare il prelievo» per l’investimento). E poi ci sono incontri fra Pelaggi e l’ad Filipponi, «al di fuori di sedi istituzionali». E c’è il solito modo di parlare di tangenti in modo criptato. Filipponi, il primo aprile 2011 invia un messaggio in codice a Francesco Colucci, amministratore della Unendo, società controllante la Daneco: «Partito altro siluro».
di Marinella Rossi

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